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Dieci regole per scrivere narrativa - Giulio Mozzi

Chi vaga per la rete alla ricerca di consigli su come scrivere sa che quanto di meglio si riesce a trovare sono i consigli di Giulio Mozzi. Oltre ad essere un ottimo scrittore, infatti, Mozzi si preoccupa anche in maniera assai attiva di insegnare agli altri le tecniche del suo mestiere. E lo fa senza risparmiarsi: tiene corsi di scrittura creativa e, per chi non ha soldi/tempo per frequentarli, mette a disposizione sul suo sito svariati materiali utilissimi e interessanti. Ad esempio le diciassette video-lezioni che vanno sotto il titolo di Inventare e raccontare storie: oltre che utili sono anche divertenti, il che non guasta.
Mozzi si offre inoltre di leggere manoscritti di autori esordienti/emergenti fornendo su di esse un giudizio: qui fornisce persino le istruzioni su come inviargli le opere.

Vi riporto qui (dietro sua gentilissima concessione) dieci regole sullo scrivere narrativa. 

1. È importante rileggere. Curiosamente, è un comportamento diffuso: molte persone evitano accuratamente di rileggere quello che hanno scritto. Questo non va bene. Bisogna diventare buoni lettori di sé stessi. La prima regola è: leggere qualche frase, o un capoverso, poi fermarsi e farsi un po’ di domande: fin qui va bene? ho detto tutto o ho dimenticato qualcosa? è tutto chiaro? ci sono particolari mancanti?

2. È importante essere avvincenti. Il primo desiderio di chi scrive è di essere letto: di essere letto tutto, fino in fondo, appassionatamente. Quindi un racconto o un romanzo deve essere innanzitutto avvincente. Come facciamo a capire se quello che abbiamo scritto è avvincente? Prendiamo dalla nostra libreria i dieci libri che consideriamo più avvincenti. Rileggiamoli, o almeno sfogliamoli, rileggiamo le pagine più emozionanti. Domandiamoci: che cos’è che rende così avvincenti questi libri (o queste pagine)? Poi leggiamo i nostri scritti, e facciamoci la stessa domanda. [Aggiunta 2011: è chiaro che, in questo modo, ciascuno si farà un'idea di avvincimento adeguata al lettore che egli stesso è].

3. La narrazione è soprattutto cose e fatti. Spesso ciò che ci spinge a scrivere è un sentimento (o un’emozione). Noi vorremmo che chi legge rivivesse quel sentimento. Questo è giusto. È ingenuo, però, credere che basti parlare di quel sentimento perché il lettore ne diventi partecipe. Sentimenti ed emozioni nascono da situazioni, avvenimenti, fatti, cose, ambienti, paesaggi, viaggi, oggetti, parole dette o sentite, sogni, visioni. Se vogliamo che lo stesso sentimento si produca in chi legge, dobbiamo raccontare situazioni, avvenimenti, fatti, cose, ambienti eccetera. Se ogni volta che mangio una granita al caffè mi commuovo, non devo parlare della mia commozione, ma descrivere la granita al caffè.

4. Raccontare è far vedere. Succede a tutti, nel leggere un libro appassionante, di vedere con gli occhi della mente ciò che viene raccontato: come se un film venisse proiettato davanti ai nostri occhi. Mentre scriviamo dobbiamo domandarci continuamente: che cosa sto facendo vedere al lettore, in questo momento? Se in un certo momento non stiamo facendo vedere niente al lettore, ecco: è come se gli presentassimo uno schermo tutto nero.

5. La narrazione è fatta di “scene” e “inquadrature”. Esattamente come i film, una narrazione consiste di un certo numero di “scene” e di “inquadrature”. Mentre raccontiamo dobbiamo avere bene presente quando finisce una scena o un’inquadratura e ne comincia un’altra. Un trucco utile è questo: suddividiamo il nostro testo in tanti capitoletti, non più lunghi di mezza pagina ciascuno, e diamo un titolo a ogni capitoletto. Quasi automaticamente divideremo il testo in “scene”, e mettere il titolo ad ogni scena ci aiuterà a capire che cosa effettivamente è “al centro della scena” in quelle righe.

6. Chi racconta la storia? Non sempre siamo noi a raccontare la storia. Possiamo inventarci un personaggio che la racconti al nostro posto. Possiamo farla raccontare al protagonista o a un personaggio secondario, che partecipa marginalmente all’azione (come il dottor Watson che racconta le avventure di Sherlock Holmes). Ma possiamo farla raccontare anche a un oggetto, a un animale, a una parte del corpo: immaginiamo la storia di Pinocchio raccontata dal suo naso o la storia del Gatto con gli stivali raccontata dagli stivali…

7. Attenti alle anticipazioni. “Giorgio non sapeva ancora che, accettando l’invito di quella donna, si sarebbe messo nei guai…”. È facile incontrare frasi così. Spesso si crede che con frasi così si aumenti la tensione e l’aspettativa. Non è vero: si ottiene l’effetto contrario. Ora io so che Giorgio, avendo accettato l’invito di quella donna, si metterà nei guai. Se non l’avessi saputo, se non avessi avuta questa “anticipazione” sulla storia, tutto per me – lettore – sarebbe stato più misterioso e avvincente.

8. Attenti al punto di vista. Se Giorgio mi racconta com’è andata tra lui e Giorgia, è evidente che conoscerò solo una metà della storia. Se invece a raccontare sarà Giorgia, conoscerò l’altra metà: e non è detto che i due pezzi coincidano, perché ognuno deforma la realtà secondo la sua percezione e il suo comodo. Così, quando facciamo raccontare la storia a un personaggio, o comunque la raccontiamo dal suo punto di vista, dobbiamo evitare di assumere, anche per un solo istante, il punto di vista d’un altro personaggio. Similmente, la storia raccontata da un personaggio può contenere solo quelle informazioni di cui quel personaggio può ragionevolmente essere in possesso. Infine: ricordiamoci che un personaggio, mentre ci racconta la sua storia, può anche mentire.

9. I dialoghi, che difficili! È proprio difficile far parlare i personaggi. Una conversazione scritta che appaia “naturale” è in realtà molto diversa da una conversazione reale. Si possono seguire alcune piccole regole: a) scrivere solo quelle battute di dialogo che contengono informazioni nuove per il lettore, b) scrivere solo le battute che non possono essere previste dal lettore, c) sostituire, quando si può, una battuta con un gesto espressivo, d) usare nel dialogo, quando si può, frasi “nominali”, cioè senza il verbo.

10. Entrare subito in argomento. Per ultimo mettiamo un consiglio sull’iniziare. Evitate di prendere le cose alla larga (Manzoni nei Promessi sposi l’ha fatto: ma noi non siamo Manzoni), entrate subito in argomento, e chiamando le cose col loro nome. “Era una bella giornata d’aprile. Un uomo aprì la finestra e si affacciò”. Meglio: “Giorgio aprì la finestra e si affacciò. Era una bella giornata d’aprile”. Sembra che non cambi quasi niente, invece cambia tutto: anziché cominciare con la meteorologia, cominciamo con un personaggio (reso evidente dal nome) e con un gesto: aprire la finestra e affacciarsi.
Qui trovate il post originale e i commenti.

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Sette regole per scrivere narrativa - Esther Freud

I buoni consigli non sono mai abbastanza: oggi scopriamo le sette regole per scrivere narrativa di Esther Freud. Scrittrice dall’albero genealogico piuttosto notevole (figlia del pittore Lucian, pronipote di Sigmund), la Freud ha esordito con il romanzo autobiografico Hideous Kinky (da cui è stato tratto l’omonimo film con Kate Winslet). In Italia, è stato tradotto e pubblicato da Voland il suo libro Innamoramenti.

1. Evitate metafore e cose del genere. Nel mio primo libro mi ero ripromessa di non usarne ma me ne è sfuggita una: durante un tramonto nel capitolo 11. Arrossisco ancora ogni volta che la leggo.
2. Le storie hanno bisogno di ritmo. Leggete ad alta voce ciò che scrivete: se non suona bene, manca qualcosa.
3. L’editing è tutto. Tagliate finché non c’è più niente da tagliare. Ciò che rimane spesso funziona.
4. Trovate il momento migliore della giornata per scrivere, e scrivete. Non lasciate che niente vi interrompa. Dopo non ve ne importerà niente se la cucina è un disastro.
5. Non aspettate l’ispirazione. La disciplina è la chiave di tutto.
6. Fidatevi dei lettori. Non tutto deve essere spiegato. Se conoscete davvero una cosa, e riuscite a renderla in maniera viva la farete conoscere anche a loro.
7. Non dimenticate mai che anche le vostre regole sono fatte per essere infrante.  



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Dieci regole per scrivere narrativa - Jonathan Franzen

Tornano le dieci regole per scrivere narrativa. Quest’oggi tocca a Jonathan Franzen, l’autore del bellissimo romanzo Le correzioni e di Freedom che il 15 marzo uscirà per Einaudi tradotto da Silvia Pareschi.
Ecco le regole di Franzen:

1 Il lettore è un amico, non un avversario o uno spettatore.
2 La narrativa che non sia un’avventura personale dell’autore all’interno della paura o dell’ignoto vale la pena di essere scritta solo per soldi.
3 Non usate mai la parola “allora” come congiunzione: per questo scopo abbiamo “e”.  Sostituirla con “allora” è la non-soluzione al problema di avere troppi “e” sulla pagina di un autore pigro o che non sente il tono.
4 Scrivete in terza persona a meno che non troviate un’irresistibile voce in prima persona, una voce che si distingua veramente.
5 Dal momento che l’informazione è diventata libera e universalmente accessibile, fare corpose ricerche per un romanzo non ha più grande valore.
6 La narrativa più puramente autobiografica richiede la pura invenzione. “La metamorfosi” è la storia più autobiografica mai scritta.
7 Si vede di più stando fermi che rincorrendo qualcosa.
8 Dubito che chiunque abbia una connessione a internet dove lavora possa scrivere buona narrativa.
9 I verbi interessanti sono raramente davvero interessanti.
10 Prima di poter essere spietati dovete amare.

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Dieci regole per scrivere narrativa - Neil Gaiman

Terza puntata con le Dieci regole per scrivere narrativa. Oggi a dispensare i suoi consigli è Neil Gaiman, poliedrico scrittore inglese divenuto celebre per i suoi fumetti e per il romanzo fantasy Stardust, da cui è stato tratto l’omonimo (e molto carino nel suo genere) film con Robert De Niro e Michelle Pfeiffer.

Le regole di scrittura creativa di Neil Gaiman:

1. Scrivi.

2. Metti una parola dietro l’altra. Trova la parola giusta, scrivila.

3. Finisci ciò che stai scrivendo. Anche se hai altro da fare, finisci, finisci.

4. Mettilo da parte. Poi leggilo facendo finta di non averlo mai letto prima. Fallo vedere ad amici di cui rispetti il giudizio e a cui piacciono cose del genere.

5. Ricordati: quando qualcuno ti dice che qualcosa non va o a suo parere non funziona, ha quasi sempre ragione. Quando ti dice esattamente cos’è che non va secondo lui e come dovresti aggiustarlo, ha quasi sempre torto.

6. Aggiusta ciò che hai scritto. Ricorda che affinché tu possa eventualmente raggiungere la perfezione, dovrai lasciar stare, passare ad altro, cominciare a scrivere un’altra cosa. La perfezione è come inseguire l’orizzonte. Non smettere mai di muoverti.

7. Ridi delle tue battute.

8. La regola principale della scrittura è che, se hai abbastanza sicurezza e fiducia, puoi fare tutto quello che ti pare. (Questa potrebbe essere una regola sia per la vita che per la scrittura. Ma per la scrittura funziona davvero.) 


Quindi scrivi la tua storia come deve essere scritta. Scrivila onestamente e raccontala il meglio possibile. Non sono sicuro che ci siano altre regole. Almeno non importanti. 

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Dieci regole per scrivere narrativa - Roddy Doyle


Seconda puntata con le Dieci regole per scrivere narrativa, questa volta a dispensarle è lo scrittore irlandese Roddy Doyle, autore del celebre The Commitments (da cui è stato tratto l’omonimo film di Alan Parker) e di Paddy Clarke Ha ha ha, che gli è fruttato il Booker Prize. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Guanda. 

Le regole di scrittura creativa di Roddy Doyle:
1. Non mettere una foto del tuo autore preferito sulla scrivania, specialmente se l’autore è uno di quei famosi morti suicidi.

2. Non essere indulgente con te stesso. Riempi le pagine il più in fretta possibile. Guarda ogni nuova pagina come un piccolo trionfo.

3. Quando arrivi a pagina 50 rallenta e comincia a preoccuparti della qualità. Sii in ansia: è un lavoro.

4. Dai un nome al tuo lavoro il prima possibile. Fallo tuo e visualizzalo. Dickens sapeva che Casa desolata si sarebbe chiamato Casa desolata ancor prima di aver cominciato a scriverlo. Il resto deve essere stato semplice.

5. Limita la tua navigazione su internet a pochi siti al giorno. Non andare sui siti delle librerie online – a meno che tu non debba fare una ricerca per il tuo libro.

6. Tieni un dizionario ma nel capanno in fondo al giardino o dietro il frigo: in un luogo che richieda uno spostamento o uno sforzo per essere raggiungo. Probabilmente le parole che ti verranno in mente andranno bene, per esempio “cavallo”, “corse”, “disse”.

7. Ogni tanto cedi alle tentazioni. Lava il pavimento della cucina, stendi il bucato. È ricerca.

8. Cambia idea. Le buone idee sono spesso uccise da idee migliori. Stavo lavorando a un romanzo su un gruppo musicale chiamato The Partitions. Poi ho deciso di chiamarli The Commitments.

9. Non cercare su Amazon il libro che non hai ancora scritto.

10. Qualche minuto al giorno lavora sulla biografia da mettere nella quarta: “Divide il suo tempo fra Kabul e la Terra del Fuoco”. Ma poi rimettiti a lavoro. 



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Dieci regole per scrivere narrativa - Elmore Leonard


Chi scrive, vuole scrivere, sogna di scrivere è sempre alla ricerca di consigli, spunti, dritte, ispirazioni. Speso sono gli stessi scrittori a consigliare agli aspiranti come scrivere; o meglio, gli scrittori codificano il loro modo di scrivere in regole più o meno precise. Lo hanno fatto in tanti: mi vengono in mente la Highsmith, Carver, Čechov, King, la Welty e altri. Oggi vediamo le famose dieci regole per scrivere narrativa di Elmore Leonard, lo scrittore americano conosciuto soprattutto per le sue crime novel, che spesso sono state portate sullo schermo come ad esempio Out of Sight (recentemente ripubblicato da Einaudi Stile Libero nella traduzione di Luca Conti) e Jackie Brown. Ecco le dieci regole di scrittura suggerite da Leonard; è divertente come, praticamente per ogni regola, Leonard porti un esempio che la smentisce, un’eccezione eccellente: se si ha talento, non c’è regola che tenga.

1. Non aprire mai un libro parlando del tempo. Se è solo per creare un’atmosfera e non per descrivere la reazione di un personaggio al tempo, non andare per le lunghe. Il lettore tenderà ad andare avanti in cerca di persone. Ci sono delle eccezioni. Se per caso sei Barry Lopez, che nel suo libro Artic Dream conosce più modi di descrivere il freddo e la neve di un eschimese, puoi parlare del tempo quanto ti pare.

2. Evita i prologhi: possono risultare noiosi, specialmente se si tratta di un prologo che segue un’introduzione che viene dopo una prefazione. Ma queste sono cose che si trovano di solito nella saggistica. In un romanzo il prologo è back-story e lo puoi inserire dove ti pare. C’è un prologo in Quel fantastico giovedì di Steinbeck ma va bene perché un personaggio del libro esprime esattamente cosa intendo con le mie regole. Dice: “Mi piace che si parli molto nei libri e non mi piace che qualcuno mi dica com’è il tipo che sta parlando. Voglio capire com’è dal modo in cui parla.”

3. Per gestire i dialoghi utilizza soltanto il verbo “dire”. La frase del dialogo appartiene al personaggio, il verbo è lo scrittore che ficca il naso. Ma “disse” è molto meno invadente che “bofonchiò”, “esclamò”, “mentì”. Una volta ho notato che Mary McCarthy aveva terminato una frase di dialogo con “asserì”: ho dovuto smettere di leggere e consultare il dizionario.

4. Non utilizzare mai un avverbio per modificare il verbo “dire” (“avvertì gravemente”)  Usare un avverbio in questo modo (o quasi in ogni modo) è un peccato mortale. Lo scrittore rischia usando una parola che distrae e che può interrompere il ritmo dello scambio. C’è il personaggio di uno dei miei libri che dice di scrivere romanzi d’amore storici “pieni di stupri e di avverbi”.

5. Vacci piano con i punti esclamativi. Te ne sono concessi non più di due o tre per 100.000 parole di prosa. Se hai con gli esclamativi la stessa abilità di Tom Wolfe, ne puoi mettere a bizzeffe.

6. Non usare mai la parola “improvvisamente”. Non c’è bisogno di spiegare questa regola. Ho notato che gli scrittori che usano “improvvisamente” tendono ad esercitare un minore controllo nell’uso dei punti esclamativi.

7. Usa con parsimonia dialetti, regionalismi, slang. Se cominci a riprodurre foneticamente nei dialoghi parole dialettali riempiendo la pagina di apostrofi, poi non potrai più fermarti. Fai caso al modo in cui Annie Proulx coglie il sapore delle voci del Wyoming nel suo libro di racconti Distanza ravvicinata.

8. Evita descrizioni dettagliate dei personaggi, cosa che Steinbeck faceva molto. In Colline come elefanti bianchi di Ernest Hemingway, che aspetto hanno “l’americano e la ragazza insieme a lui”? “Lei si era tolta il cappello e lo aveva messo sul tavolo”. Questo è l’unico riferimento a una descrizione fisica presente nella storia.

9. Non lanciarti in grandi descrizioni dettagliate di luoghi e oggetti, a meno che tu non sia Margaret Atwood e riesca a dipingere scene con le parole. Evita descrizioni che portino l’azione, il flusso della storia, a un punto morto.

10. Prova a escludere le parti che il lettore tende a saltare. Pensa a cos’è che salti tu quando leggi un romanzo: lunghi paragrafi di prosa che visibilmente contengono troppe parole. 

La regola più importante è quella che riassume le altre dieci: se si sente che è scritto, io lo riscrivo.



© Guardian

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